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Tignale
Tignale - Photo (c)
SpikeLee
La panoramica strada
che si dirama dalla Gardesana occidentale per arrampicarsi, attraverso
oliveti sull’altopiano, conduce il visitatore al più suggestivo terrazzo del
Garda: Tignale. L’antica Viniale, composta dalle sei frazioni di Gardola,
Piovere, Prabione, Aer, Oldesio ed Olzano, tutte fra i 500 e i 600 metri di
altezza s.l.m., deve il suo movimentato passato storico e la sua attua1e
fama internazionale all’eletta posizione naturale che la vuole a completo
dominio di tutto il Garda, da Torbole a Desenzano.
Lago, collina e montagna
caratterizzano la geografia dei luoghi ed offrono scenari incantevoli: da
una parte l’aspra forra del torrente S. Michele,dall’altra i caratteristici
terrazzi che si stendono da Piovere a Oldesio, coltivati ad olivi; piu in
basso, sulle pareti rocciose a picco sull’acqua i cespugli rigogliosi dei
lecci; nell’entroterra prati, boschi, ampie vallate.
Tignale ha avuto una storia avventurosa e spesso contrastata, proprio per
l’evidente importanza strategica della posizione. I secolari avvenimenti che
travagliarono la sua storia si accentrano attorno alle alterne vicende del
santuario della Madonna di Montecastello, altero testimone e protagonista.
Dopo i primi abitatori che furono Galli Cenomani, i Romani aggregarono
l’alto piano a Brescia. Nel IV sec. d.C. anche Tignale conobbe I’opera
evangelizzatrice del vescovo Vigilio: i Tignalesi, divenuti cristiani,
inziarono quello che è senza dubbio il monumento più importante di Tignale e
uno dei più suggestivi dell’Italia settentrionale, il Santuario della
Madonna della Stella o Madonna di Montecastello, del quale troviamo la prima
sicura testimonianza nell’802: secondo la tradizione sorse sul luogo del
tempio del dio Bergimo, il dio pagano dei Benacensi occidentali.
Intorno al Santuario, nel periodo delle invasioni ungare, i Benacensi
costruirono delle fortificazioni praticamente inespugnabili per la natura
dei luoghi. Nel 1278 Tignale passò sotto Alberto conte di Auspury che
provvide a rafforzare le preesistenti fortificazioni, cedute nel 1349 agli
Scaligeri di Verona da Giovanni III vescovo di Trento. Anche i nuovi signori
provvidero a continuare l’opera di rafforzamento della rocca. La tradizione
locale, fortemente antiscaligera, vuole che i signori di Verona, timorosi
della popolazione, preferissero raggiungere l’altezza della rupe da quella
lingua di spiaggia che anche oggi si chiama “Prato della fame”, per mezzo di
una grossa fune assicurata a possenti anelli di ferro agganciati all’erta
parete rocciosa.
Nell’agosto 1426 Tignale si consegnò ai Veneziani, ottenendone in cambio
autonomia amministrativa, con propri Statuti, quasi come terra separata dal
resto della Magnifica Patria. Nel 1600 la Riviera gardesana conobbe, come
del resto l’intera penisola italiana, il fenomeno del banditismo: la banda
guidata dal leggendario ZanZanù – Giovanni Beatrice di Gargnano – mieteva
vittime e diffondeva terrore in tutti i paesi della sponda bresciana del
lago, in aperta sfida con le autorità costituite. La tradizione orale ancor
oggi ricorda – attraverso i racconti delle persone più anziane – le
efferatezze del bandito che ha segnato la storia di Tignale; qui, infatti,
nella valletta della Monible, raggiungibile percorrendo i numerosi sentieri
che conducono a scoprire l’entroterra, il bandito venne ucciso con alcuni
compagni il 17 agosto 1617.
Tignale in wintertime - Photo (c)
blacko
Il Settecento può essere definito un’epoca non di avvenimenti, ma di
preparazione alle innovazioni della Rivoluzione Francese e all’arrivo di
Napoleone; col trattato di Campoformio il torrente Gardola segnò il confine
tra l’Impero austriaco e la Repubblica Cisalpina. Il nuovo secolo iniziava
col passaggio, attraverso Tignale, di 8000 soldati francesi al comando del
Generale Maldonaldi e quelle milizie purtroppo fecero conoscere a tutti i
nuovi tempi. Tignale, come tutto il Garda, partecipò attivamente e con
valore alle guerre per l’indipendenza italiana e ai grandi conflitti
mondiali, offrendo i suoi folti boschi e le sue valli quali sicuri rifugi ai
patrioti.
Tuttora é possibile vedere numerose opere militari, alcune delle quali in
ottimo stato di conservazione (postazione fortilizia in caverna in località
Natone). Nel secondo dopoguerra ha preso inizio il processo di
trasformazione e sviluppo del paese in ambito turistico; l’economia attuale
è ormai lontana da quella dei secoli passati che poggiava unicamente sulla
coltivazione e lo sfruttamento delle risorse della terra e sull’allevamento,
producendo olio, vino, limoni, frutta, granaglie, fieno, legname, carbone,
bachi da seta e bestiame.
Oggi l’economia gravita attorno al fenomeno turistico, con un notevole
rilancio di quello ecologico che valorizza la fitta rete di sentieri da
percorrere a piedi, in mountain-bike o a cavallo. Di recente un vigoroso
impulso è stato dato all’agricoltura biologica con particolare attenzione al
settore olivicolo e ad altre produzioni specifiche.
How to get there
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